Mercoledì 20 Giugno 2018 | 11:14

Il piacere del vino

A scuola di cucina

Asya Argentieri

Asya Argentieri

Asya Argentieri è una studentessa al secondo anno della Triennale di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. L'obiettivo che si prefigge questo blog è quello di far conoscere ogni aspetto del cibo e trasferire la passione della buona cucina non solo a coloro che ne conoscono il lato gustativo. Il cibo infatti, è molto di più di quello che viene rappresentato a tavola e che spesso non viene raccontato. La passione di Asya che per ragioni di studio ora gira il mondo allo scopo di conoscere le diverse culture e i metodi applicati alla cucina «deriva - racconta - anche dal luogo in cui sono nata: la Puglia». «Una regione in cui - aggiunge - nel passato il cibo assumeva particolari significati e che oggi abbiamo perso di vista».

Il piacere del vino

Il vino: uno tra gli alimenti più antichi. E' un alimento che, grazie alle sue componenti uniche e naturali, come zucchero (glucosio e fruttosio) e acidi, ricchi di proprietà antiossidanti, schiarenti ed esfolianti combatte acne e macchie della pelle. Infatti, nel passato il vino era spesso bevuto da solo, poiché forniva energia come se fosse cibo e rendeva gli uomini più tolleranti grazie all'alcol.

Le sue origini del vino sono dibattute da tempo, ma al giorno d'oggi affermiamo che le prime origini di domesticazione della vite appartengano al territorio Georgiano, intorno al sesto millennio a.C. e che abbiano iniziato loro il processo della fermentazione della vite, utilizzando delle anfore di terra cotta interrate.

Ciò che nel passato era molto presente e che ora invece stiamo man mano perdendo sono i significati molteplici del vino. Adesso il vino è l'elemento chiave della convivialità e bevanda gourmet, in passato era questo e molto di più. Ad esempio, sin dall'epoca romana il vino non si beveva mai senza l'aggiunta accurata di acqua, perché l'acqua non era potabile come al giorno d'oggi, oppure a seconda del colore del vino o del bicchiere utilizzato per berlo, si identificavano precise classi sociali; solitamente un vino ricco di colore si prestava bene per una fascia contadina perché i contadini necessitavano di energia per lavorare al meglio, mentre un vino più limpido e chiaro era adatto ai ceti più elevati poiché il loro stile di vita era meno pesante e più ozioso.

Il piacere del vino e come imparare a berlo meglio. Cosa significa degustare? Significa assaporare, assaggiare, comprendere un prodotto e cercare di descriverlo attraverso i sensi che possediamo. E a proposito di questo, nella degustazione del vino i sensi utilizzati sono gusto, naso e vista. Il primo ostacolo da superare per poter apprezzare ogni aspetto del vino che stiamo assaggiando è superare il pregiudizio e l'abitudine. Una volta superati entrambi possiamo iniziare il processo degustativo.

La prima protagonista è la vista. Grazie ad essa identifichiamo per prima cosa se il vino è rosso, bianco o rosato e che tipo di rosso, bianco o rosato saranno. Per identificare meglio la tipologia di colore è consigliato guardare il bicchiere su uno sfondo bianco, così da poter capire la limpidezza del vino e la tonalità.

Identificati questi parametri, possiamo iniziare ad annusare il vino che abbiamo di fronte. Il naso è uno dei sensi più forti che possediamo ma ha una capacità elevata ad abituarsi agli odori, ecco perché andremo ad annusare il vino con respiri piccoli e veloci, cercando di far fuori uscire gli odori primari (quelli che annusiamo per primi) e secondari (quelli che riusciamo a sentire dopo un po' di tempo) aiutandoci con il movimento circolare del bicchiere.

Adesso possiamo finalmente assaggiare. Questo è il momento più delicato, dove il vino si mostra per quello che è. Il naso può, infatti, dare delle sensazioni diverse da quelle che pervengono nella bocca. Alcune volte ci capiterà di annusare dei vini molto carichi nell'odore ma per nulla persistenti nella bocca. Ecco perché identifichiamo una curva del vino. Questa curva varia a seconda dell'entrata in bocca, se forte o tenue, della persistenza, se duratura o minima, e della fine, ossia ciò che sentiamo dopo che lo abbiamo deglutito. Quest'ultimo passaggio è descritto dal gusto e dall'olfatto, che cooperando, identificano un profilo abbastanza accurato del vino appena assaggiato.

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