Domenica 22 Luglio 2018 | 16:46

Il DEF ipotizza una esplosione nel 2017 se l'inflazione rimane sotto 2%

Bassa Inflazione= Alto Debito

Più bassa è l'inflazione più alto sarà il debito. Nuovo grido d'allarme da Francoforte

Il Sud non è una colonia

Andrea Del Monaco

Andrea Del Monaco

La crisi del Mezzogiorno si inserisce nel dibattito sull'austerità. La questione meridionale è aggravata dal Fiscal Compact: blocca gli investimenti e riduce il Sud a colonia del capitalismo tedesco (guarda il video). Il Governo inaugura la variante di valico dell'A1 ma non completa le tre ferrovie Alta Capacità al Sud: la Napoli-Bari-Lecce-Taranto, la Salerno-Reggio Calabria e la Messina-Catania-Palermo. A luglio 2014 sottolineai il disinteresse della classe dirigente per il Sud (guarda il video). Nulla è cambiato. Serve un piano di sviluppo che crei lavoro vero. Nel segno di Giuseppe di Vittorio.

Il 5 maggio, in conferenza stampa, la Cancelliera Merkel si è rivolta al Presidente Renzi  con queste parole " apprezzo molto i provvedimenti che il premier ha realizzato e sta portando avanti. Sono un contributo all'Europa".  Ma quali sono i provvedimenti cui si riferisce la Merkel? Sostanzialmente due: il Jobs Act e il mantenimento della riforma delle pensioni dell'ex Ministro Fornero. Occorre ricordare una cosa fondamentale: l'Italia ha avviato riforme delle pensioni sempre quando Bruxelles ha chiesto di ridurre i costi del sistema pensionistico. Accadde con la riforma dell'allora presidente Dini nel 1995 perché lo chiedeva il trattato di Maastricht sottoscritto nel 1992. È accaduto nel 2011-2 durante il Governo Monti perchè lo chiedeva la nuova versione del Patto di Stabilità: infatti le direttive del Six Pack e il Trattato del Fiscal Compact avevano ulteriormente irrigidito il Patto. Oggi Renzi non può assolutamente permettersi di aumentare il debito pubblico: di conseguenza i pensionamenti anticipati saranno approvati solo con una riduzione delle pensioni; nel contempo il Fondo per lo Sviluppo e Coesione per il Sud è stato tagliato di 17 miliardi.  L'incontro tra Renzi e Merkel è avvenuto dopo tre passaggi importanti: 1) il 26 aprile, Weidmann, il presidente della Bundesbank (la Banca Centrale tedesca), ha criticato il Ministro dell'Economia Padoan per il suo eccessivo ottimismo sul calo del debito italiano rispetto al nostro Pil); 2) il 3 maggio la Commissione Europea ha diffuso le sue previsioni di primavera: la crescita del Pil italiano per il 2016 è stata ridotta dall' 1,4 all' 1,1%; 3) ieri il Bollettino della Banca Centrale Europea presieduta da Mario Draghi ha ammonito sui rischi di bassa inflazione per l'area Euro. Qualora le previsioni della BCE di una bassa inflazione si avverassero, il Rapporto Debito/ PIl esploderebbe nel 2017 al 138,5%: è lo stesso Ministro Padoan a scriverlo nel DEF. Ma andiamo per ordine. Secondo il bollettino della BCE l'inflazione complessiva nell'area dell'euro si è mantenuta attorno allo zero negli ultimi mesi. Tale basso livello è dovuto all'impatto del tasso di variazione sui dodici mesi fortemente negativo dei prezzi dei beni energetici. Insomma il ribasso del prezzo del petrolio causa deflazione. "Al tempo stesso gran parte delle misure dell'inflazione di fondo non mostra una chiara tendenza al rialzo. Le spinte interne sui prezzi rimangono moderate".  E così, "le misure delle aspettative di inflazione a lungo termine ricavate dai dati di mercato" si sono stabilizzate su livelli bassi; cosa ancora più grave, le aspettative per l'inflazione basate su dati di mercato "rimangono sostanzialmente inferiori a quelle basate sulle indagini". Concretamente, la crisi permane, i cittadini hanno pochi soldi in tasca e non spendono, quindi i prezzi rimangono fermi. Non solo, la stagnazione economica è così forte che  la BCE ritiene  "probabile che il tasso d'inflazione si collochi su valori lievemente negativi nei prossimi mesi" . Risalirebbe lentamente solo negli ultimi mesi del 2016.  Ora occorre rilevare pragmaticamente un fatto: Mario Draghi ha aumentato da 60 a 80 miliardi di euro al mese il suo programma di acquisto di titoli pubblici e privati, il Quantitative Easing (QE): ha dovuto farlo perchè il QE finora ha  tenuto basso il cambio Euro/Dollaro ma non ha fatto ripartire l'economia (e nemmeno i prezzi).  Ma cosa succede se l’inflazione rimane bassa? Purtroppo il Ministro Padoan lo prevede  nella prima sezione del DEF ipotizzando tre differenti simulazioni pessimistiche sull’aumento del rapporto Debito/Pil nel caso di inflazione inferiore al 2%. In caso di fallimento del Quantitative Easing di Draghi il rapporto Debito/Pil  avrebbe una sorta di esplosione: nel 2016 salirebbe al 135,3%, nel 2017 al 138,4%, nel 2018 arriverebbe al 140,2%, nel 2027 raggiungerebbe il 144,8%. In caso di decoupling (disaccoppiamento tra deflazione e politiche strutturali) vi sarebbe comunque un aumento del rapporto Debito/Pil: nel 2016 salirebbe al 135,3%, nel 2017 al 138,5% e nel 2018 giungerebbe al 140,6%. Vediamo come varierebbe l’andamento del rapporto in caso di bassa crescita: nel 2016 salirebbe al 133,8%, nel 2017 al 134,4%; dal 2018 inizierebbe a calare al 133,6%: ma solo nel 2027  arriverebbe al 117,7 %. Ma il problema è il seguente: poiché il Bollettino di Mario Draghi ipotizza proprio uno scenario di bassa inflazione per i prossimi anni, si verifica proprio quella condizione che secondo Padoan farebbe esplodere il rapporto Debito/Pil al 138,5% nel 2017. In conclusione, se Weidmann avesse letto il DEF avrebbe concluso che il Ministro Padoan non è assolutamente ottimista sul calo del nostro debito. Rimane una perplessità a margine delle previsioni della Commissione Europea. Da un lato Bruxelles ci bacchetta e riduce le nostre ipotesi di crescita. Dall'altro lato nel Country Report (la Relazione Paese) sull'Italia, Bruxelles ammette che nel 2011-2013, la "politica di bilancio restrittiva" ha aggravato "l'impatto della crisi". Ma se Il Fiscal Compact impone una tassazione alta e impedisce di indebitarci per investire, forse, è la causa della nostra recessione. 

Andrea Del Monaco (Esperto Fondi Europei)

andrea.delmonaco@libero.it

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