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Venerdì 24 Novembre 2017 | 22:52

E a Natale la parodia del boss

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

C’è anche la parodia di una scena di Gomorra nel film per le feste prodotto dalla «Filmauro» di Luigi e Aurelio De Laurentiis, Natale col boss. La commedia, diretta dal giovane Volfango De Biasi, riserva infatti la caricatura dei camorristi in mutande che mitragliano sulla spiaggia nel film di Garrone tratto dal best seller di Saviano. Qui a sparare sono Paolo Ruffini e Francesco Mandelli, sgangherata coppia di poliziotti sulle tracce di un boss che intanto ha cambiato volto. A intervenire per la plastica facciale al malavitoso napoletano sono stati Lillo & Greg, chirurghi plastici romani con clinica a Milano, «sequestrati» dalla camorra in attesa dell’esito dell’operazione. Un risultato disastroso, considerando che il boss avrebbe voluto somigliare a Leo DiCaprio, mentre, per un malinteso, gli sono state donate le fattezze di Peppino Di Capri. E voilà, ecco il vero Peppino Di Capri, uno e bino: nel ruolo di se stesso finto, ma anche... autentico: inatteso e sorprendente mattatore del film.

È la trovata di Natale col boss che è nelle sale con seicento copie (un milione e duecentomila euro l'incasso del primo week end). Un relativo cambio di passo nella tradizione del «cinepanettone» inventato proprio da Aurelio De Laurentiis trent’anni fa: la serie cinematografica più longeva, entrata di recente nel Guinness dei Record, nonché la più imitata in tutte le stagioni se pensiamo al «cine-cocomero» o al «cine-pandoro» di volta in volta in voga. «Io ho sempre cambiato registro, almeno ogni quattro o cinque anni», dice De Laurentiis, in pacata polemica con gli ex sodali Neri Parenti e Christian De Sica, dei quali è in sala Vacanze ai Caraibi (un milione trecentomila incassati fino a domenica sera), ovvero con «quelli che imitano il passato». Dove vada il cuore del pubblico è difficile prevederlo, nonostante il proverbiale fiuto del vulcanico Aurelio, sui titoli di testa con il figlio Luigi, decisamente meno espansivo. Senza dimenticare che per innovatori e imitatori si staglia parimenti all’orizzonte dei botteghini il Quo vado? di Gennaro Nunziante e Checco Zalone in uscita il 1° gennaio.

Certo, Natale col boss è un tentativo di rinnovamento, pur nella tipica spensieratezza del film di Natale. De Biasi, al suo secondo appuntamento del genere dopo Un Natale stupefacente nel 2014, parla di «contaminazioni» tra crime story all’americana, «poliziotteschi» nostrani di un tempo e comici surreali alla Lillo & Greg (anche sceneggiatori) o sopra le righe come Ruffini e Mandelli, un po’ Starsky & Hutch in salsa demenziale. La torta non lievita perfettamente nel forno delle citazioni, tuttavia si giova di ingredienti apparentemente secondari. Parliamo della buona prova di Giulia Bevilacqua, sexy senza essere scollacciata o volgare, nell’unico ruolo femminile. E ci riferiamo all’apporto di alcuni attori teatrali nelle parti «di contorno». In primis, il giovane e bravissimo Francesco Di Leva, in questi mesi impegnato nel varo del «Nest», il Napoli Est Teatro, un progetto socio-culturale che ha sottratto al degrado una vecchia palestra scolastica di San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale della metropoli vesuviana. Dal teatro vengono pure lo straordinario Gianfelice Imparato che di recente in scena ha preso il posto del povero Luca De Filippo in Non ti pago di Eduardo, il siciliano Enrico Guarnieri e il calabrese Roberto D’Alessandro.

Se aggiungiamo che Natale col boss è ambientato in gran parte a Napoli (sebbene sia girato in studio altrove) si intende perché l’anteprima partenopea del film è diventata alcuni giorni fa una sorta di «festa meridionale». Una festa non inedita visto che per i suoi film De Laurentiis, già da alcuni anni, invita a Napoli i giornalisti del Sud, inclusi i giovanissimi colleghi del web, il giorno prima della canonica conferenza stampa romana. Un segno di attenzione per il Mezzogiorno in cui ha radici la «dinastia» cinematografica fondata dai fratelli Luigi e Dino De Laurentiis, padre e zio di Aurelio, originari di Torre Annunziata e approdati in America, dove De Laurentiis medita di tornare presto con tre serie televisive concepite in Italia per il mercato Usa. Ma è anche una maniera per coinvolgere la città all’insegna del connubio calcio/cinema (negli ultimi anni più calcio che cinema, ci pare).

A Napoli, per tutti Aurelio De Laurentiis è il «presidente» della squadra rilevata nel 2004 e riportata alla ribalta italiana ed europea, grazie al tecnico Sarri e a campioni quali Reina, Hamsik, Insigne e soprattutto Higuaín. Tutti presenti, accompagnati da vistose fidanzate di ordinanza, all’anteprima per il pubblico in una multisala di Fuorigrotta assediata senza foga dai tifosi (non dai cinefili) e presidiata da polizia e carabinieri in quantità.
Il «presidente» sul palco ha fatto gli onori di casa introducendo gli attori e Peppino Di Capri, simpatico almeno quanto è timido nonostante i 57 anni di carriera musicale. A proposito, la sua indimenticabile Champagne (1973) viene rivisitata a ritmo rap da Guè Pequeno nei titoli di coda del film. Prima e dopo la proiezione, capita che il taxista indichi il locale del quartiere Mercato prediletto dal «presidente» in virtù della pizza fritta alla maniera di una volta e che il portiere (di notte) dia ragione al perentorio invito del «presidente» rivolto ai calciatori attualmente secondi in classifica: «Dovete fare più gol!».

Finalmente una certezza condivisa in una città altrimenti sospesa fra il «copione» dell’eterna sconfitta e talune promettenti opportunità: turismo-boom nel ponte dell’Immacolata e prenotazioni a gogò per le feste; tanti teatri con cartelloni di qualità e il presidente (senza virgolette) Sergio Mattarella al San Carlo per il debutto della Carmen diretta da Zubin Mehta; i musei che rinascono e le mostre di alto livello (tra tutte, L’ultimo Caravaggio a Palazzo Zevallos Stigliano); la stupefacente passeggiata sul mare di via Partenope senza auto voluta dal primo cittadino De Magistris che fece arrabbiare i commercianti, ma è divenuta un simbolo come lo fu a suo tempo la piazza Plebiscito di Bassolino. Quest’ultimo ventila la possibilità di ricandidarsi contro lo stesso De Magistris e chissà quanti altri nelle Comunali della prossima primavera. Ma intanto è Natale, un Natale col boss che prende in giro i boss. Tutto sommato è una buona notizia.

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